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Ambasciatore Dong Jinyi parla della questione tibetana
2007/12/06

Per quanto riguarda il viaggio del Dalai Lama in italia, l'Ambasciatore Dong Jinyi in varie circostanze, ha esposto il principio e la posizione del Governo Cinese sul Tibet e sul Dalai Lama.

L'Ambasciatore Dong Jinyi ha detto che le parole e i comportamenti di Dalai Lama degli ultimi decenni hanno rivelato che lui non è affatto un semplice personaggio religioso, bensì un'esiliato politico che, sotto la veste religiosa, ha tentato da sempre di dividere la patria con le sue attività separatiste rivendicando l'indipendenza del Tibet dalle quali non si è mai astenuto.

Il Dalai Lama ha messo su e controlla tuttora il cosiddetto governo tibetano in esilio, ha elaborato una cosiddetta Carta dei tibetani in esilio la quale avendo come l'obiettivo l'indipendenza del Tibet sancisce ancora oggi in modo esplicito la creazione di una Repubblica Federale Democratica in Tibet. Di recente, il Dalai Lama ha intensificato le sue attività in giro per il mondo, manifestando ripetutamente la sua volontà di ottenere solo "autentica autonomia" anziche' insistere sull'indipendenza del Tibet. Ma in realtà, lui continua a non riconscere il fatto che da secoli il Tibet è una parte inalienabile della Cina, a negare il sistema di Autonomia Regionale per i gruppi etnici di minoranza stabilito dalla Costituzione cinese e attualmente in vigore in Tibet, a rivendicare una cosidetta "grande zona tibetana " mai esistita nella storia, e a pretendere addirittura che il governo centrale ritirasse il suo esercito dalla "grande zona tibetana" e dalla quale evacuassero le popolazioni di tutte le altre etnie.

In fin dei conti, la sostanza dell'idea è di riconoscere la sovranità cinese sul Tibet in cambio però di garantire al gruppo di Dalai Lama un potere di governo effettivo in Tibet e nelle altre zone limitrofe dove è presente l'etnia tibetana, ovvero istiuire un soggetto politico semi-indipendente da lui diretto su un quarto del territorio nazionale cinese per spianare la strada che conduce poi definitivamente all'indipendenza della "grande zona tibetana". L'obiettivo delle visite all'estero di Dalai Lama consiste nel promuovere la sua "autentica autonomia" e, igannando l'opinione pubblica internazionale il Dalai Lama tenta a danneggiare i rapporti amichevoli tra la Cina e gli altri paesi in modo tale da sollevare un clamore per la sua idea dell'indipendenza tibetana.

Ciò premesso, le divergenze e le contraddizioni fra noi e il gruppo di Dalai Lama non sono di natura etnica o religiosa, ma si tratta di un problema politico che riguarda la sovranità e l'integrità territoriale della Cina, si tratta di un problema sensibile che tocca il sentimento nazionale del popolo cinese. Per cui il governo cinese si oppone fermanente al Dalai Lama di continuare le sue attività separatiste negli altri paesi in qualsiasi veste, e si oppone fermamente che qualsiasi paese abbia contatti in qualsiasi forma il Dalai Lama.

L'Ambasciatore Dong Jinyi lancia un'appello a tutti i politici e personalità istituzionali che sono favore a uno sviluppo sano dei rapporti amichevoli tra la Cina e Italia non incontrino il Dalai Lama, non gli forniscano facilitazione alle attività separatiste in modo tale i rapporti sino-italiani possano svilupparsi in maniera stabile.

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