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Il gesto di Abe contro la Cina turba la pace
2014/01/16

LI RUIYU*

    Lavoro da anni in Europa, ho trovato che sia in Germania che in Italia ci sono state occasioni importanti anche dal punto di vista culturale per ricordare le vittime dell’Olocausto, come Il Diario di Anna Frank.

    Ma anche il film “La Vita è Bella” di Roberto Benigni e altre, che sono utili per non dimenticare il trauma permanente arrecato dai crimini della guerra all’essere umano. La ruota della storia può andare avanti solo se rispettiamo e riflettiamo sui nostri errori.

    Non si può dimenticare il 7 dicembre 1970, giorno in cui l’ex Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca, Willy Brandt, fu in ginocchio davanti al monumento in memoria della distruzione del ghetto di Varsavia, chiedendo il perdono alle vittime ebree della guerra. Questo gesto nobile è rimasto come immagine indimenticabile per l’Europa e per tutto il mondo. La Germania, facendo un’introspezione approfondita e rifiutando con determinazione il nazismo, in questo modo ha ottenuto il rispetto e il riconoscimento dell’Europa e della comunità internazionale e, con questo gesto, è entrata in una nuova era di cooperazione e prosperità comune con i vicini europei.

    Il premier Giapponese Shinzo Abe, invece, ignorando la forte opposizione cinese e degli altri paesi asiatici, il 26 dicembre scorso, ha visitato il Santuario di Yasukuni, dove sono onorati i criminali di “Classe A” della seconda guerra mondiale. Con ciò sfidando pubblicamente non solo le vittime dell’aggressione del militarismo giapponese, ma anche l’esito della seconda guerra mondiale e l’ordine internazionale postbellico. L’atto di Abe sta portando il Giappone su una traiettoria molto pericolosa e dannosa per la pace e la stabilità regionale.

    Il Santuario Yasukuni fu lo strumento e il simbolo spirituale dell’aggressione, del colonialismo e del militarismo giapponese durante la seconda guerra mondiale. Con questo tempio il Giappone insiste e dichiara pubblicamente la “ragionevolezza” della sua aggressione, onorando 14 condannati di “Classe A” della guerra e diffendendo la sua visione errata della storia. Il motivo della visita del premier Giapponese al Santuario è quello di esaltare i criminali della guerra, il che ha messo in evidenza la sua appartenenza alla destra estrema della corrente politica giapponese e vuol dire che 70 anni dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, il Giappone non riesce ancora a riconoscere e affrontare in modo giusto la sua storia passata e, tende ancora a sovvertire la sentenza di massima giustizia della comunità internazionale contro il militarismo giapponese e di sfidare l’esito della seconda guerra mondiale e l’ordine internazionale dopo la guerra.

    Un paese che non riflette sulla storia è pericoloso. Recentemente Abe ha riformato la politica di difesa incrementando la spesa militare e ha manifestato anche la voglia di cambiare la costituzione pacifista del paese. Le parole e gli atti di Abe stanno portando il Giappone su una strada sbagliata, suscitando l’allerta e la preoccupazione dei vicini asiatici e della comunità internazionale. Dopo la visita di Abe al Santuario alla fine dell’anno scorso, la Corea del Sud, gli Stati Uniti, la Russia, l’Ue ed altri paesi interessati hanno dimostrato il proprio sdegno e preoccupazione, ma anche tanti giapponesi sono rimasti scontenti e delusi.

    Il destino di un paese dipende dal suo atteggiamento verso la storia. La Germania e l’Italia hanno avuto il coraggio di fare una ampia e approfondita riflessione anche sulle questioni piu’ dolorose della storia ed hanno abbandonato completamente il nazismo e il fascismo. Quei giusti atteggiamenti non hanno soppresso la loro dignità nazionale, anzi, gli hanno fatto ottenere il riconoscimento e la fiducia dell’Europa e del mondo intero. E grazie a questo coraggio e spirito, l’Europa è riuscita a realizzare la conciliazione in continente e la pace duratura.

    Quale atteggiamento assumerà il Giappone davanti alla storia? L’affronterà con spirito di riflessione o starà arbitrariamente dalla parte sbagliata? Instaurerà in futuro un rapporto di fiducia con i vicini asiatici o diventerà il troublemaker più grande dell’Asia? Proteggerà la pace e lo sviluppo del mondo con i propri atti o diventerà sorgente di instabilità preoccupando sempre più i vicini asiatici e la comunità internazionale?

    Il popolo cinese e quello mondiale hanno sacrificato la vita e il sangue per la vittoria della guerra anti-fascista e l’ordine internazionale postbellico. Perciò non permettiamo al Giappone di revocare la storia, nè di riportarne indietro la ruota. Vorremo proteggere insieme a tutti i paesi del pianeta la giustizia e la pace mondiale.

*Li Ruiyu è il nuovo Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia e il 15 gennaio presenterà le credenziali al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Dopo anni di impegno diplomatico a Malta, in Inghilterra e in Italia (dal ’99 al 2001) è stato Ambasciatore in Danimarca.

(L’articolo è stato pubblicato sul Messaggero il 12/01/2014)

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