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L'intervista dell'Ambasciatore Li Ruiyu per il quotidiano Tribuna Economica
2018/09/25
 

 

 

Quarant'anni di "miracoli" di apertura e riforme.

Investimenti Diretti Esteri cinesi triplicati dal 2001 ad oggi: aumento medio annuo del 6,9%

 

Grazie a 40 anni di politica di riforme e apertura, "da Paese agricolo povero e retrogrado, la Cina si è trasformata nella seconda economia mondiale e attualmente è il primo Paese al mondo per industria, commercio di beni e per riserve di capitali esteri".  sono queste le prime parole rilasciate da Li Ruiyu Ambasciatore di Cina in Italia, durante l'intervista rilasciata a Tribuna Economica.

 

Ambasciatore Li Ruiyu, per riprendere quanto sopra, quest'anno ricade il 40mo delle riforme economiche e istituzionali da cui la Cina ha iniziato la propria cavalcata. Che cosa è cambiato da allora ad oggi e con quale proiezione per il prossimo periodo?

Negli ultimi 40 anni, la Cina ha mantenuto un tasso di crescita medio annuo del 9,5%, il PIL pro-capite dei cittadini cinesi è passato da poco più di 100$ a più di 8000$ e più di 700 milioni di persone sono state affrancate dalla povertà, creando una serie di "miracoli cinesi". La Cina continua a portare avanti la sua politica di base di apertura verso l'estero. Dall'attrazione di imprese estere alla politica "go global", dall'ingresso nel WTO al lancio dell'iniziativa Belt and Road, la Cina è arrivata a contribuire per oltre il 30% alla crescita economica mondiale per molti anni consecutivi. Ed è divenuta uno stabilizzatore fondamentale dell'economia mondiale e una sua importante fonte di dinamismo. Possiamo dire che la politica di Riforme e Apertura non ha solo trasformato profondamente la Cina, ma ha anche influenzato il mondo intero.

Dal mio punto di vista, della politica di Riforme e Apertura è in corso e difficilmente avrà un momento conclusivo. La Cina resta ancora il più grande paese in via di sviluppo, ci sono ancora 30 milioni di persone che vivono sotto la soglia della povertà e sulla via del progresso vi sono ancora molti squilibri, molte problematiche e sfide da affrontare. Questo ci richiede di continuare ad approfondire le Riforme e l'Apertura a trecentosessanta gradi e di liberare continuamente il potenziale e la vitalità, di sciogliere i nodi e le pressioni e di impegnarci per realizzare uno sviluppo incentrato sull'alta qualità. In questo processo, siamo pronti a rafforzare la cooperazione con gli altri Paesi del mondo, Italia compresa, per realizzare uno sviluppo comune.

 

In questa fase economica mondiale ancora delicata ci sono Paesi che tendono al protezionismo e altri no. Qual è la visione della Cina a riguardo e perché?

In realtà, attualmente il mondo sta vivendo profondi cambiamenti e le problematiche impellenti sono sempre di più, le tendenze verso unilateralismo e protezionismo sollevano continuamente polveroni. Di fronte a un mondo così ricco di incertezze e instabilità, la comunità internazionale deve impegnarsi con responsabilità e apportare energia positiva al mondo intero, iniettando stabilità.

Credo che nel mondo attuale caratterizzato dal processo di globalizzazione e da una continua integrazione degli interessi di tutti i Paesi del mondo, ciò che il protezionismo può apportare non sono fiducia e speranza, ma pessimismo e perplessità.

Alcuni Paesi sperano di risolvere i problemi con politiche e metodi come "l'innalzamento di muri", "l'uscita dai gruppi multilaterali", la "creazione di dazi", pratiche che difficilmente saranno efficaci e non hanno alcun valore costruttivo. Noi ci opponiamo fermamente a ogni forma di protezionismo commerciale e di investimenti e desideriamo tutelare attivamente un sistema di commercio multilaterale che sia aperto ed equo, ruoti intorno al WTO e sia basato sulle regole condivise. Intendiamo tutelare lo status quo del commercio internazionale e promuovere la ripresa economica continuativa dell'economia mondiale.

Nel mese di novembre prossimo, la Cina organizzerà a Shanghai la prima edizione della China International Import Expo, la prima Expo nazionale incentrata completamente sull'import. La Expo è un evento importante per mostrare il fermo sostegno della Cina al multilateralismo e alla globalizzazione economica e la sua spontanea volontà di aprire al resto del mondo il suo mercato. Sarà una nuova piattaforma per l'ingresso sul mercato cinese per i prodotti di alta qualità provenienti dall'Italia e dal resto del mondo.

 

A tal proposito: come mai la Cina guarda all'Africa con particolare interesse?

Credo che la risposta si possa sintetizzare in due ragioni: la prima è la sincera amicizia che lega Cina e Africa. La Cina e l'Africa hanno entrambe tradizioni culturali molto antiche ed esperienze storiche simili, questo fa sì che tra le due parti sia nato un legame di amicizia e vicinanza naturale. Cina e Africa si sono sostenute a vicenda durante il processo di liberazione dei loro popoli e in quello di sviluppo nazionale, facendo nascere una profonda amicizia.

La Cina ha sempre visto nell'Africa un buon amico sincero, un ottimo partner e ha compreso e sostenuto i principali punti di interesse per lo sviluppo dei Paesi africani. Il secondo aspetto è la cooperazione di mutuo vantaggio tra Cina e Africa. La Cina nella sua cooperazione con l'Africa aderisce sempre ai principi di sincerità, risultati pratici, affinità e buona fede sostenendo i valori di amicizia, giustizia e interessi condivisi. Intende inoltre connettere strettamente il suo sviluppo a quello africano esprimendo al massimo i punti di forza delle due parti e impegnarsi per realizzare uno sviluppo congiunto. Attraverso la partecipazione dell'Africa alla realizzazione del Belt and Road, la Cina ha fatto sì che le sue esperienze di Riforme e Apertura, le sue tecnologie e le sue strumentazioni entrassero in Africa, al fine di creare maggiori benefici concreti per le popolazioni africane.

Non da molto, si è svolto a Pechino il Forum per la Cooperazione Cina-Africa. La Cina e l'Africa sono sempre state concordi nel voler costruire una comunanza di destino per Cina e Africa ancora più forte. Il presidente Xi Jinping, durante il Forum, ha dichiarato solennemente che la Cina intende realizzare i "cinque non", ovvero: non interferire con le scelte dei Paesi africani in merito alle vie di sviluppo che più si confanno alle singole situazioni nazionali; non ingerenza nella politica interna africana; non trasmettere forzatamente le proprie idee agli altri; non vincolare ad alcuna condizione politica gli aiuti ai Paesi africani e non cercare di ottenere vantaggi politici dagli investimenti o dai finanziamenti in Africa. La Cina continuerà a portare avanti uno spirito di cooperazione di mutuo vantaggio e punterà ad attuare congiuntamente le "8 Nuove Grandi Azioni" e a promuovere un innalzamento del livello di cooperazione, a vantaggio dei popolazioni delle due parti.

 

In questi ultimi anni, in quale modo industria e capitali cinesi hanno investito in Italia?

Con l'impegno di entrambi le parti, i rapporti economico-commerciali bilaterali tra Italia e Cina sono divenuti sempre più stretti. Nel 2017, l'interscambio commerciale si è avvicinato ai 50 miliardi di dollari, con un incremento delle esportazioni italiane in Cina del 22,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, rendendo la Cina il mercato per l'export italiano con più crescita.

Negli ultimi anni, gli investimenti cinesi in Italia sono cresciuti a ritmo serrato. Alla fine dello scorso anno, gli investimenti cinesi in Italia hanno superato gli 11 miliardi di euro in settori come le infrastrutture, le macchine utensili, le comunicazioni e la finanza. Attualmente, una delle forme di investimento più usata è quello delle private equity, con una parte proveniente da capitali privati e una parte rappresentata da investimenti statali cinesi. I progetti di cooperazione correlati stanno funzionando bene e contribuiscono attivamente alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro in Italia.

Con la sempre maggiore apertura della Cina e i progressi compiuti nella realizzazione del Belt and Road, gli investimenti cinesi verso l'estero continueranno a svilupparsi. Nei prossimi cinque anni, la Cina investirà 150 miliardi di dollari nei Paesi situati lungo la Via della Seta, sotto l'egida dell'iniziativa "Belt and Road". La Cina e l'Italia sono l'una un importante partner per gli investimenti dell'altra, esiste una forte complementarietà tra le loro economie, ciascuna con i propri punti di forza e la cooperazione di mutuo vantaggio in tutti i settori poggia su ottime basi. Abbiamo ragione di credere che in futuro la cooperazione bilaterale in ambito di investimenti vedrà un raccolto sempre più ricco.

 

Esistono particolari agevolazioni per le imprese estere che investono in Cina?

Negli ultimi 40 anni di Riforme e Apertura, la Cina si è impegnata a migliorare il suo ambiente di investimenti, ad attrarre attivamente i capitali esteri. In particolare, negli ultimi anni, il governo cinese ha pubblicato la "Comunicazione riguardo le misure concrete per l'utilizzo degli investimenti esteri e per ampliare l'apertura" e la "Comunicazione sulle misure per promuovere la crescita degli investimenti esteri", due documenti importanti. E ha emendato due volte il "Catalogo guida dei settori aperti agli investimenti esteri" per ampliare efficacemente la sua apertura e promuovere la concorrenza equa. Ad esempio, abbiamo ridotto del 65% i settori con limitazioni all'ingresso degli investimenti esteri, abbiamo allentato le limitazioni all'accesso di capitali esteri in settori come il terziario, la manifattura e il minerario. Abbiamo creato le basi per un trattamento equo nei confronti di aziende cinesi ed estere sotto aspetti come la politica "Made in China 2025", i progetti scientifico-tecnologici, gli acquisti governativi e la definizione di standard.

Dal 2001, quando la Cina è entrata nel WTO, ad oggi, gli investimenti diretti esteri cinesi sono triplicati, con un aumento medio annuo del 6,9%. Nello scorso anno, la Cina ha attratto 136,3 miliardi di dollari di investimenti esteri, posizionandosi al secondo posto a livello mondiale. Tutto ciò dimostra chiaramente che le politiche di attrazione degli investimenti esteri della Cina sono efficaci e incontrano gli interessi degli investitori stranieri.

Sicuramente il processo di miglioramento dell'ambiente di investimenti è ancora in corso d'opera, continueremo ad allentare le limitazioni all'accesso al mercato, promuoveremo la facilitazione degli investimenti, amplieremo l'apertura delle regioni occidentali quanto quella di quelle interne e di quelle costiere per dar vita a un nuovo assetto di apertura completa. Invitiamo un sempre maggior numero di aziende italiane che vogliano investire in Cina, che vogliano entrare sul grande mercato cinese e condividere i profitti che lo sviluppo cinese può creare, per realizzare il mutuo vantaggio.

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